SOS Parrot

Decisi di ricorrere all'aiuto di un professionista perché le informazioni sui pappagalli che leggevo non mi bastavano; dopo qualche ricerca su Google e qualche gruppo su Facebook mi imbattei in un nome che ha cambiato le nostre vite... Nadia Ghibaudo.



Cos'è un pappagallo?


Dopo le prime consulenze, Nadia si accorse subito che il nostro pappagallo cenerino era un animale socialmente isolato, privo di competenze sociali e fisiche, che non si sentiva parte del nostro gruppo. Scoprimmo che la nostra realtà, purtroppo, era molto comune ai tanti possessori di pappagalli domestici ma era una catena che andava spezzata perché questo avrebbe comportato gravi problemi che, probabilmente, stavano già iniziando. Giorno dopo giorno, capimmo che i pappagalli sono esseri sociali che vivono in gruppo e amano stare in compagnia, giocano, si muovono, condividono cibo ed esperienze e aprimmo gli occhi sul fatto che niente di questo apparteneva al nostro Pippo. Eravamo disposti a rivoluzionare le nostre vite per migliorare la sua e così iniziarono i cambiamenti, sotto la guida attenta e costante di Nadia, che ci seguì passo dopo passo poiché questo è un percorso che dura tutta la vita e per questo motivo non può essere improvvisato.

L'alimentazione

AGGIUNGERE E MAI TOGLIERE

Prima di tutto il cibo: l'alimentazione dei pappagalli è qualcosa di molto, molto complesso; una sorta di rituale che porta via molto tempo e molti soldi, da cui dipende la salute di tutte le specie di pappagalli. E' il primo passo per far star bene i nostri amici pennuti. La regola che imparammo da Nadia era (ed è): AGGIUNGERE E MAI TOGLIERE.

Frutta, verdura, cereali, legumi sono alimenti fondamentali nella dieta dei pappagalli e non devono mancare MAI. 

Diffidate da tutti coloro che consigliano un'alimentazione ristretta e controllata per i vostri amici pennuti, perché questo causerebbe dei danni psicologici e fisici enormi e, a volte, purtroppo, irreparabili. 

Condividere


Il secondo passo fu CONDIVIDERE: cibo, esperienze, giochi, relazioni, momenti. Dedicare del tempo di qualità al nostro pappagallo diventò un obbligo, che ben presto portò i risultati sperati.

I pappagalli sono animali sociali che vivono in stormo e, poiché in natura sono delle prede, costantemente sotto pericolo, il gruppo assicura loro la sopravvivenza. Quando un pappagallo percepisce di essere parte di un gruppo, anche se di umani, il suo modo di pensare e agire cambia e il suo cervello si attiva. 

Un pappagallo che non condivide esperienze, che non relaziona, non socializza, che vi aggredisce e vi attacca è un pappagallo che ha bisogno d'aiuto. E solo voi potete costruire un futuro diverso.

L'attesa


Il terzo e ultimo passo fu ASPETTARE. 

Rispettare i tempi altrui è una pratica molto difficile al giorno d'oggi, in una società che per forza di cose cammina ad una velocità impressionante. 

Capimmo presto che i tempi dei pappagalli non coincidono con la nostra esigenza di velocità e che rispettare il nostro pappagallo africano significava anche, e soprattutto, aspettare.


Come una magia...


I risultati arrivarono a cascata e ricordo ancora l'emozione di vedere il nostro Pippo mangiare per un'ora, come se non avesse mai mangiato prima. Non era tanto la fame, quanto la voglia di esplorare il cibo, di gustare i nuovi alimenti, di assaporarne la qualità e la freschezza lentamente, senza fretta.

La gabbia


Poi si aprì il capitolo gabbia: tanti rami freschi, foglie di ogni tipo, che improvvisamente non lo spaventavano più. 

Pippo iniziò a scortecciare i rami e a giocare con le foglie, si interessò ai nuovi posatoi e a tutto il suo ambiente. Iniziò a passare il tempo in maniera intelligente, poiché finalmente si sentiva stimolato al ragionamento e alla riflessione. 

La sua motivazione era altissima. 

Il mondo sociale


Il terzo capitolo fu ugualmente complesso e comprendeva il mondo delle relazioni sociali in cui il nostro pappagallo era immerso: iniziammo a fare tante cose con lui e ad utilizzare il richiamo di stormo, con cui comunicavamo da una stanza all'altra. Pippo capì che non c'era più bisogno di starmi sopra per sapere dove ero e soprattutto capì che noi eravamo un gruppo e che lui era una parte fondamentale di noi. Iniziò a giocare con il mio compagno, a cercarlo per la casa, ed iniziò a relazionarsi con tutte le persone in maniera educata e pacata.

Da quel momento in poi, sempre sotto la supervisione di Nadia, non c'è stato giorno in cui Pippo non abbia appreso qualcosa e non ci abbia trasmesso le sue emozioni.


La voliera

Alla scoperta del mondo esterno

Costruimmo una grande voliera in terrazzo, utilizzando il profilo di un gazebo, che divenne, ed è tuttora, il suo spazio preferito e condiviso con noi; dentro questo spazio iniziò a lavarsi in maniera autonoma e spontanea,  a camminare in terra sempre alla ricerca di qualcosa da fare; cominciò ad attivarsi mentalmente e fisicamente per trovare soluzioni ai problemi: scavare, utilizzare le zampine, fare giochi acrobatici, tutte cose che non erano mai successe prima.

La visita veterinaria

L'ultimo capitolo che dovemmo affrontare era molto delicato: decidemmo di indagare il suo stato di salute poiché Pippo non aveva mai fatto una visita specialistica. Non sapevamo se avesse dei problemi e, considerato che le malattie dei pappagalli sono molto diffuse, e alcune molto gravi, era un passo che dovevamo affrontare subito poiché avevamo già aspettato tanto. Prenotammo, su consiglio di Nadia, da uno dei migliori veterinari in Italia, Lorenzo Crosta, che visitò Pippo in maniera impeccabile. Dopo qualche giorno arrivarono i risultati: il nostro pappagallo stava benissimo ma era una femmina! Così, diventò Pippa e oggi è un bellissimo esemplare di quasi sei anni, in salute e, mi sento di dire, felice.

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